Il battito del Metapontino vuol dire qualcosa.

Il battito c’è, seppur lieve, ma c’è. Ha un significato, vuole dire qualcosa, il presente non gli va bene. E’ un battito, seppur lieve. Non è un caso che l’area più ricca della Basilicata, che tiene in piedi il PIL regionale, sia la stessa che ha tenuto in piedi anche il quorum del referendum trivelle. Un battito che viene da lontano, che passa anche dai movimenti e passa dai tanti che in questo senso hanno portato avanti battaglie, ognuno nel modo che ha ritenuto opportuno, compresi pezzi del PD regionale, ma che hanno sempre mancato di contestualizzare la questione petrolio nel suo complesso.

È un battito lieve ma va bene lo stesso, perché di questo piccolo battito, di questo lieve battito, voglio cogliere la speranza e trarre lo spunto che dovrebbe contribuire a ridiscutere di petrolio in questa Regione. No, non può essere un caso il fatto che questa stessa parte del territorio lucano sia stata immune dai benefici di royalties del petrolio, di cui forse paga solo un danno ambientale, sia stata priva di interventi industriali come a Melfi, ma nello stesso tempo abbia indicato oggi una strada precisa, incentrata sul tema dell’ambiente, del turismo, dell’agricoltura di qualità, una strada che domani, o forse anche oggi, si chiamerà cultura. Con questi pilastri economici, il Metapontino sta dimostrando che esiste un’alternativa al sistema economico che in questi vent’anni ha mancato tutti gli obiettivi: infrastrutturali, occupazionali, di formazione specifica, di ricchezza, di popolamento, di occasioni mancate, di facili strade, di meritocrazia. Oggi, da questo territorio, arriva un segnale, un battito che seppur lieve non può rimanere inascoltato. Occorre riparlare di questi vent’anni, bisogna riparlare di sicurezza, di programmazione, di sviluppo e smetterla di cadere nella trappola infernale del tutti contro tutti. Il metapontino ha superato quel freddo numero che fa la differenza, lo abbiamo fatto insieme, uniti, proprio come stiamo cercando di essere su altri fronti. Ci dobbiamo aggrappare a quel dato, soffiando sul nostro orgoglio, trovando una sintesi che abbia un valore per il futuro. Forse a volte sembra che non ce ne rendiamo nemmeno conto, sicuramente parecchi fanno finta di non vedere, ma stiamo dimostrando una grande maturità in questo pezzo di Basilicata, forse stiamo riuscendo a descrivere un disagio, un timido no alla rassegnazione, come dimostrato paragonando il dato di domenica all’affluenza delle ultime regionali. Stiamo immaginando un futuro e piano piano lo stiamo anche costruendo. Certo, le difficoltà sono tante come anche i bisogni che abbiamo nei confronti di questa Regione, ma quello che il metapontino sta dicendo è di sederci ad un tavolo e pensare che le strategie fondamentali di questa Regione legate al petrolio oggi vanno riviste.

Noi ci siamo.

Questo è quello che lascia il Referendum del 17 Aprile 2016 a noi lucani, o almeno il significato per me più importante da coltivare.

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