Il dovere delle “alternative” in Basilicata

La domanda più grande che ci si può porre in questo periodo è se possono esistere le alternative, nel mondo come nella nostra regione.

E’ pur sempre una questione di alternative il fattore che determina più di tutto il livello di democrazia e la maturità di un territorio o di un popolo. Ad iniziare da quello che sta succedendo nel Mondo. Populismi, estremismi o cose del genere, non sono altro che le valvole di sfogo per i cittadini che vivono nella confusione delle dinamiche democratiche di questi tempi. Sono per molti l’ultima risposta ad una politica con la quale sono incapaci a dialogare. Segni di un sistema che cede e che cambia ma che continua a trovarsi di fronte la sordità delle classi dirigenti generando poi fenomeni. Il fallimento della politica organizzata che non trova ancora la sua definita trasformazione.

In Italia poi, si è passato così tanto da destra a sinistra che se ne sono cancellati i confini. Sopravvive solo chi ha inventato un modo nuovo, come i 5stelle che seppur nella parvenza, rappresentano l’alternativa per molti italiani che molto probabilmente non andrebbero a votare.

La mancanza di alternativa, gli altri, quelli che mancano, spesso per volontà è la sintesi anche di quello che sta avvenendo da troppo tempo in Basilicata. La politica sembra cosa per pochi, appartenenti a qualcuno o a qualcosa. Una rete di conoscenze ed equilibri che si muovono per il perenne movimento della sua stessa struttura. Tanto vanno a votare meno della metà dei lucani. La rassegnazione dei numeri. Come quelli sociali di questa nostra povera terra.

Esiste un’alternativa all’attuale sistema di potere regionale? dopo 25 anni? con questa povertà? questo spopolamento? con queste questioni ambientali? queste scelte miopi? questi tristi equilibri? queste appartenenze?

Ora, dopo che più che la metà dei lucani non va a votare, dopo tutto questo, l’alternativa credibile, sana e autodeterminata del territorio, è un diritto.

Non sarebbero più tollerabili decisioni prese in incontri romani, magari ancora una volta all’ultimo momento. Non sarebbe rispettoso nei confronti dei lucani tutti, di destra e di sinistra perché in Basilicata non è una contrapposizione valida questa, non è questo tipo di appartenenza che conta. Deve partire dal basso, dalla gente, da quello che saremo capaci di tirar fuori da una rassegnazione che ci sta facendo addormentare, quando non ci rende individualisti.

Siamo alle ultime chiamate, la gente di Basilicata deve dimostrare che un’alternativa può esistere, e che basta solo ascoltarla. Del resto, se non ora, quando?

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