La politica della non “rappresentanza”

Da una settimana ci stanno convincendo che i problemi italiani siano tutti sintetizzabili ad Ostia, dove una “testata” filmata è bastata per giudicare un’intera comunità ed evidenziare strani connubi e strani pericoli all’orizzonte. Pericolo che in realtà si concretizza con un 9% del 36% di votanti alle amministrative in una Città italiana. Come se fosse il “risultato” la “causa”.

In questa traccia dalla traiettoria incerta che in questi anni stiamo segnando come cambiamenti sociali, c’è un’imminente necessità: quella di fissare nuovi paletti, nuove definizioni, nuovi modi di costruire i rapporti sociali, una nuovo significato anche di politica. E’ la storia che lo insegna, il caos percepito è il teatro ideale per le follie collettive. Le dittature, ma non solo, anzi, le dipendenze economiche, gli interessi, i giochi politici sono i maggiori responsabili di un sistema che sta crollando su se stesso.

Ad Ostia come in Sicilia, così come in tutta Italia, il vero pericolo è proprio quel 60% che decide di non votare. Che si arrende, che non crede a niente, non si appassiona e sopratutto pensa per sé . Un fenomeno che si manifesta da diversi anni e che dovrebbe essere il vero tema del sistema politico. La rappresentanza mancata.

Succede poi, che chi è capace di toccare i temi scomodi, prendere le posizioni più dure, anche poco coerentemente rispetto a questo nuovo mondo che stiamo vivendo, possa essere preferito alle tradizionali proposte politiche. Tutto, anche la destra xenofoba piuttosto che i partiti. Questo sta succedendo in Europa e nel mondo.

Questo è il risultato della delusione e della poca fiducia che la classe politica ha generato, anche e sopratutto in Italia. Senza risposte, se non di facciata. Basterebbe considerare come nell’ultima legislatura, siano stati almeno 500 i cambi di casacca. Basterebbe osservare la politica di Alfano (tristemente imitata anche da numerosi esponenti locali) ed i suoi risultati in Sicilia, per sintetizzare il totale distacco dalla realtà di questa politica.

Hanno partorito una legge elettorale destinata a consegnarci ancora a questa strada grigia. Con un problema di rappresentanza sempre più grave. Il non voto non sarà la vera emergenza fintanto che arriverà qualche shock, qualche colpo cha cambia la scena e la storia.

Noi, in Basilicata, lo abbiamo già assorbito come un dato acquisito (non ci indigniamo nemmeno più), infatti, già alle regionali di 5 anni fa votammo in meno della metà, eppure, anche nelle nostre prospettive non si riesce ad immaginare qualcosa di migliore. Eppure qui prima di tutto, c’è bisogno di uno shock. Ora o mai più.

Il vero problema, che diventa un tristissimo dubbio, è perché nessuno riesce (o non vuole) pensare che proprio quel 60% di italiani (anche e sopratutto di lucani) sono quelli che vanno ascoltati di più. Quelli a cui dare risposte e speranze che saranno tali solo se totalmente diverse dal passato, per provare ad invertire la rotta che ci sta portando ad un estinzione verso l’anonimato. Chi si sente fuori dai giochi, che, tramontate le ideologie, si sente un singolo individuo che non trova sintesi con nessuno, questi nostri concittadini sono la chiave del futuro. Per costruirlo su basi totalmente differenti.

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