La Basilicata che vuole essere liberata.

Perché quando si arriva al limite, si arriva sempre ad un punto di rottura, dove tutto diventa possibile. E’ solo il cambiamento, quello che quando si fa finta di non sentire, prima o poi prende alle spalle proprio mentre si scappa alla “si salvi chi può”.

Potrebbe fare un certo effetto il risultato politico delle elezioni, se solo questo “cambiamento” non fosse un sentimento comune, da uno su due se non di più. Di effetti ne fa molti ma di sicuro non fa paura, perché gli italiani vogliono solo cambiare pagina, andare avanti, perché di questa politica non se ne può più, non ci si riconosce più, non si ha più fiducia. Non fa paura ma abbiamo fretta, decisamente tanta fretta, di uscire da questo pantano, tanto da votare ad occhi chiusi senza nemmeno conoscere nomi, persone e storie, basta che sia una cosa diversa, anche la Lega a sud.

Ciò non toglie il grande merito del Movimento e di Salvini di capire il momento e tradurre una rabbia che aveva bisogno soltanto di voce, diventato poi urlo. Il futuro è da scrivere ed è incerto, ma da oggi nulla sarà più come ieri, Terza repubblica o meno, gli italiani hanno detto basta ad un’intera classe politica. Un pò come in tutta Europa del resto ed i partiti ne devono obbligatoriamente prenderne atto adesso, non si può più far finta di niente. E’ tutto da costruire dopo questo caos, appena ne usciamo però.

Anche l’effetto di questo tsunami in Basilicata rappresenta un momento chiave della storia, a sette mesi dalle Regionali. Anche i lucani hanno detto basta, non hanno voluto ascoltare nessuno, non hanno voluto credere a nessuno, non hanno voluto incontrare nessuno. Stanchi, stufi e vogliosi di fare qualcosa, anche cieca. Senza differenza tra i nomi in campo. Così le sconfitte di Pittella, di Viceconte, della Antezza, il pessimo risultato di Speranza e Bubbico, risulta uguale ed indifferente ai lucani dal fatto di aver bocciato anche Latronico e Benedetto. Eppure è una botta forte. Di contro, va bene tutto. Nel silenzio e senza apparire i lucani hanno detto che il tempo è scaduto. Questa è la storia che cambia, se la vogliamo far cambiare.

Il sistema sta crollando, il sistema non ha più controllo, il sistema non funziona più e non è il solo sistema PD quello che rischia di sgretolarsi, ma quello più ampio che ha fatto in modo che tale sistema funzionasse per oltre vent’anni. 

Per i prossimi mesi questa allora è una speranza, è lo squarcio nella rete, il domani da scrivere, i bagliori di una rivoluzione. Di questo si tratta e le elezioni di novembre saranno il momento delle verità, per tutti. Sarà il giorno in cui sapremo se la schiena dei lucani è tornata dritta, se non siamo più in vendita, se ci riprenderemo il nostro domani. Sopratutto sarà il momento per capire se siamo in grado di costruire la proposta alternativa ad un potere logorato, una nuova rivoluzione gentile.

Saranno elezioni differenti quelle regionali, basta vedere i risultati di Lazio e Lombardia che hanno votato ieri e che hanno risultati diversi rispetto al nazionale.

Ho scelto Fratelli d’Italia per dare il mio onesto, libero e fiducioso contributo. Anche se inglobati da tutto questo terremoto e da una campagna elettorale difficile, oggi ci troviamo davanti ad una una grande occasione. I lucani che stanno dicendo basta. Allora, oltre i numeri, oggi possiamo costruire, con chiavi diverse, la proposta seria, progettuale, libera, attuale, di rottura, proiettata verso il futuro e che parta da un nuovo senso di appartenenza. La rivoluzione gentile appunto.

Quanto saremo attuali. Quanto saremo capaci in questi mesi di costruire questa rivoluzione, rendendo questa rabbia razionale, matura e capace di far tornare passione e bene comune al centro dei nostri interessi sociali. Quanto saremo capaci ad unirci nonostante le nostre diversità, intorno al futuro della Basilicata. Quanto saremo capaci di capirlo questo cambiamento, quanto saremo capaci di massimizzarlo. 

Abbiamo davanti il futuro, oggi non è tardi per niente….la rivoluzione è lì davanti, a novembre.

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