Signori, il vostro tempo è finito.

In queste settimane post voto, la politica lucana sembra muoversi come se fossero tutti tanti piccoli insetti, che con piccoli e silenziosi passi cercano di ricostruire i propri nidi. Cercano di riscrivere una copia sbiadita, ricalcando sopra nuove linee che sono e restano solo di parvenza. Si, perché alla fine il loro intento è sempre il solito ed è la gestione di una sorta di potere che aiuta a vivere meglio e che diventa componente di un sistema più complesso dove ognuno cerca di raggiungere e preservare le proprie posizioni.

Tutti sanno che qualcosa è cambiato, che certi meccanismi di consenso oggi hanno dinamiche diverse e forse anche imprevedibili se non capaci di leggerle, tutti sanno che la politica sta avendo un periodo di grande trasformazione, che nulla sarà più come prima. Tutto questo dovrebbe indurre, non solo a fare un’analisi finalmente seria sul fin dove la politica si è spinta, ma soprattutto dovrebbe obbligare ad azzerare tutto, ricostruire tutto e sicuramente per un intera generazione anche quello di togliersi dai piedi. Avete fallito Signori, il tempo è finito per tutti, o quasi.

Se non si ha la responsabilità ed il coraggio di fare qualcosa di totalmente nuovo, nei linguaggi, nelle scelte e nelle proposte, vuol dire che si è ancora una volta fuori dal tempo.

I commenti di questi giorni, le parole e le considerazioni fatte sui giornali e nelle riunioni di partito, fanno capire però come difficilmente una strada nuova verrà intrapresa. Pochi mea culpa, alibi nazionali e poca voglia di cambiare pagina, anzi, la sensazione è che tutti questi silenziosi e piccoli movimenti preannuncino la voglia di arrivare solo ad una grande battaglia per la sopravvivenza, per chi governa e per chi fa finta di fare opposizione.

Se dipendesse da loro, tutto deve seguire delle strategie e delle dinamiche tali da portare le scelte fino all’ultimo momento, per poi, come da sempre accade, chiudersi in una stanza ed a tavolino trovare il giusto compromesso per garantirsi la piccola parte di potere cui spetta. Questo è il modo per provare ad evitare di cadere sotto le macerie di un cambiamento che tra la gente è già in atto. Difendere allo stremo il proprio orticello e per il resto, chi si è visto si è visto. Questo va impedito, con ogni mezzo.

Ma lo scenario oggi è diverso, le cose sono cambiate e questo non può essere percepito come pericolo, ma anzi, come unica occasione per dare un senso compiuto ad una democrazia che in Basilicata è sempre stata latitante.

Il pericolo più grande per noi è quello di mancare questa occasione con la storia per ridare un futuro a questa terra, usata, bistrattata, offesa, inquinata, derubata, spopolata e senza speranza.
Questa è la nostra unica occasione per cambiarla la storia, per dire basta, per essere liberi di scegliere. Questo è l’obbligo di chi vuole fare politica oggi. Creare l’alternativa, nuova, seria, basata su pochi e chiari principi moderni che per noi sembreranno rivoluzionari, ma che in realtà dovrebbero essere l’ABC di una democrazia. Solo oggi possiamo creare quello che ci hanno negato per oltre vent’anni.

C’è il bisogno di unire storie, le tante storie positive che in questa regione sono sempre state isolate, volutamente o semplicemente perché le belle storie si fermano davanti ai compromessi, o si perdono o si trasformano per convenienza.

Esiste però una Basilicata diversa, che è rimasta estranea al gioco del potere, dello schiavismo intellettuale, esiste questa Basilicata e oggi deve sentirsi responsabile del suo destino. Questa Basilicata deve generare un contenitore, una discussione e delle parole sulle quali costruire una nuova via, un’alternativa, almeno per una volta deve dare la possibilità di scegliere. Questa Basilicata deve fare la Rivoluzione. Ora o mai più.

Rivoluzione, dovremmo usare realmente questo termine, non possiamo che immaginare una rivoluzione per riscrivere il domani. Rivoluzione gentile, generazionale, di metodo, di modi e di prospettiva. Rivoluzione perché non possiamo permettere a nessuno di fermarla. Rivoluzione perché deve partire dalla difesa di un orgoglio che piano piano si è addormentato facendo perdere valore anche alla nostra dignità.

Ecco perché, chi oggi in silenzio cerca di costruire l’ennesima presa in giro per i lucani, deve sapere che il tempo è scaduto. Questa rivoluzione, questo bagliore, va difesa ad ogni costo e con ogni mezzo.

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