Generazione Basilicata

Eppure siamo qui, sembriamo immobili o al massimo ci muoviamo lentamente in una quotidianità già scritta. Sembriamo deboli, quasi sempre troppo fuori dai giochi. Siamo la generazione Basilicata, siamo quella piccola parte che è tornata o non è mai andata. Siamo quel misero 17 % di laureati lucani che oggi è qui. Per farlo ci siamo trovati spesso davanti a delle scelte: accettare i compromessi che tengono apparentemente in piedi questa Regione, oppure provare a fare da soli, con il proprio merito ed il proprio sacrificio, liberi ma isolati. Siamo anche quelli che spesso decidono di “appartenere” a qualcuno che ha il potere di “acquisire”. Spesso abbiamo accettato di lavorare in nero, sottopagati, senza prospettiva di carriera. Siamo quelli che hanno fatto file ed anticamere nelle stanze del potere, siamo quelli che fanno le presenze negli incontri. Siamo quelli che si accontentano.

Siamo anche quelli che quando hanno detto no ad un sistema, ne hanno accettano anche l’isolamento automatico, lo abbiamo fatto in silenzio e sentendoci fuori luogo. Invece la realtà non è così, o almeno non può più essere così.

In una Regione abitata quanto una media città italiana, ci conosciamo un pò tutti, eppure diventa difficile unire le belle storie, quelle autonome e libere, quelle fatte con i sacrifici ed il talento. Ci sono, sparse in queste terre, tante speranze e tante rabbie inespresse che oggi non si possono più perdere. Non possono essere soffocate ancora una volta, dalle dinamiche della politica. Non ci sono più alibi e soprattutto non c’è più tempo. Se la politica vuole riappropriarsi del proprio ruolo, deve avere il coraggio di cambiare tutto. Dai nomi, all’approccio. Oggi, se ci vogliamo salvare, dobbiamo osare.

Davanti abbiamo una Regione moribonda che mantiene un equilibrio precario in ogni settore. Siamo una bomba ambientale: Itrec, acqua e petrolio ma non solo, visto che manca ancora anche il solo semplice piano dei rifiuti, il tutto reso ancora più incerto dalla poca credibilità che sta dominando tutto l’apparato. Siamo sempre meno, sempre più poveri e sempre più fermi. Potremmo parlare (e dovremmo) per giorni sulla serie infinita di fallimenti e di situazioni ferme che stanno uccidendo le nostre prospettive: ad esempio su come continuiamo a sostenere spese folli nella Sanità ma continuiamo a curarci fuori; di come usiamo le royalties del petrolio per finanziare la spesa corrente, il reddito minimo d’inserimento, la gestione dei fondi rurali, Piano trasporti, piano lidi, pista Mattei, la paralisi sulla nuova programmazione europea. Persino Matera 2019 vive l’immobilismo irresponsabile che ha portato questo appuntamento ad una vera e propria emergenza.

E noi siamo tutti un pò stanchi, come se non sapessimo come fare per cambiare il destino. Per anni è andata cosi, lasciandoci un pò morire, piano piano.

Gli esempi sono centinaia, ma è il condizionamento nel nostro essere lucani che è il primo grande cancro da combattere. Da qui si deve ripartire, dalla nostra libertà di realizzare un futuro diverso.

Si può cambiare la storia? Noi, i ventenni, i trentenni, i quarantenni dalle esperienze simili. Quelli liberi, quelli che hanno il sangue che bolle dentro per la passione che fa ancora sperare per questa terra. Quelli che provano anche nei partiti a cambiare i sistemi basati sulle “segreterie”, siamo anche questi e siamo anche stufi. Oggi, noi abbiamo l’obbligo di prendere in mano la proposta per il futuro. Non possiamo rimanere fermi e soprattutto divisi. Se abbiamo la stessa motivazione, pura, vera, sincera e libera saremo anche capaci di trovare punti in comune, ma sopratutto le nuove regole di base per il futuro dei lucani. Un manifesto da scrivere, da sottoscrivere e da seguire per ricostruire la nostra Basilicata.

Dobbiamo solo fare tutti un passo indietro, svestirci se abbiamo una casacca, trovare la lucidità per capire come stanno cambiando le nostre comunità, trovare una punto di incontro e scrivere le scelte per il futuro, in libertà, con criterio.

Temi, visione, modi e metodi di netta rottura rispetto a tutto quello che ha reso la Basilicata una grande occasione mancata.

E’ tutto da costruire, da capo, dalle basi, ad iniziare dal nostro modo di essere.

Noi, non abbiamo più nulla da perdere oltre la speranza. Ecco perché stiamo provando a lavorare su questo….facciamolo insieme, scriviamo le nuove regole, scriviamo la proposta sensata e reale. Stringiamoci, è il nostro tempo e sta per scadere.

 

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