La “nuova” Repubblica

All’indomani della presentazione delle liste per le scorse elezioni del 4 marzo, avvertì e scrissi di una certa sensazione di smarrimento nel quadro politico nazionale accompagnato dalle pessime logiche seguite per le candidature in un sistema elettorale vergognoso.

Era l’incertezza a dominare, plasmata dalla quella rabbia che esiste dentro di noi, verso un sistema di potere statico, sempre più chiuso e che ha continuato nel tentativo di dare ancora sopravvivenza ad una classe politica sempre meno in contatto con la realtà. Il voto ha detto che era necessaria una rottura, un taglio diverso. E questo è stato. E questo è buono.

Lo scenario è cambiato, nulla sarà più come prima. Nel centrodestra, nel centrosinistra, in quello che può delinearsi. Con Berlusconi ai margini ed il Pd costretto alla trasformazione/rottura, ora non è più irreale pensare ad un’unione o alla nascita di un nuovo movimento centrista che a quel punto, paradossalmente, sarebbero i nuovi “conservatori” rispetto a quello che sta avvenendo nel Paese.

E’ un “nuovo conservatore” chi si è appellato alla difesa della Costituzione, cosi come è stato un grave errore politico il veto di Mattarella su Savona, al di là di come poi si sia trovata una soluzione. La questione europea è stata messa al centro e tenuto conto che nessuna forza politica italiana è a favore dell’uscita dall’euro, oggi una questione di equità europea va fatta però. Non lo dicono solo gli italiani, ma se in ogni paese europeo dove si vota, i segnali sono sempre quelli, evidentemente qualcosa non va, esattamente come la rigidità in un mondo flessibile e globale. E’ “conservatore” chi deride con giudizi a prescindere giudicando le apparenze, tipico degli ambienti elitari.

Ma, il punto centrale è un altro.

La cosa più importante, più democratica e più giusta da considerare oggi è il favore dei quasi il 60% di italiani (stando ai sondaggi) verso il nuovo Governo. La sintonia con il popolo, quella che forse è solo speranza, solo voglia di qualcosa di diverso al quale aggrappare la propria voglia di cambiare questo mondo sporco in cui ci siamo abituati a vivere. Quello che qualcuno vuole definire “populismo”, ma che in realtà è solo quella necessità di cambiamento che di fatto l’accordo politico Lega/M5S ha dato corpo e forma.

Ecco perché, questo Governo è una cosa giusta, è una rottura, è una cosa diversa, basata su principi diversi. E gli italiani sono con esso. C’è un programma di Governo, ambizioso o meno, sarà lo strumento di valutazione per i cittadini. Perché se tutto ha un senso, sarà il giudizio degli elettori a dire se avranno fatto bene o male, tenuto conto di un documento scritto. Già questa è una base diversa rispetto al passato.

Diventa quindi un momento storico e che solo nel tempo potrà essere giudicato.

Questo 2 Giugno 2018, allora, ha il sapore di un nuovo giorno, difficile, difficile da interpretare, ma stimolante proprio per questo. Non si può più tornare indietro, qualcosa di diverso sarà.

W la Repubblica, W l’Italia. 

 

 

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