Il Sistema, 70 mani e la nostra schiavitù. Il giorno della consapevolezza

No, non è nello scagliarsi contro Pittella e chi coinvolto in questa inchiesta, la reazione giusta. Non è contro l’uomo o contro il potere il ragionamento da fare. Non per garantismo, non per falso buonismo ma perché questa inchiesta fa luce su un sistema che tutti quanti noi sappiamo di esistere, forse non sappiamo come agisce ma tutti sapremmo come fare per starci dentro.

E’ colpa nostra. Di quei lucani che di questa mentalità ne sono schiavi. Rinunciando al futuro di un territorio per un interesse personale. Di questa mentalità la Basilicata n’è piena, in tutti i settori, in tutti gli ambiti, abbiamo abdicato ad un sistema di potere che oggi non è identificabile solo sui nomi.

Raccomandazioni, appalti, incarichi, velocità nelle carte, appartenenza, componenti e tutti quegli elementi che oggi hanno su di se la luce addosso, sono stati il nostro quotidiano. E’ colpa nostra, nelle nostre coscienze quando ci muoviamo in questi terreni, sono le nostre azioni che hanno fatto andare via i nostri figli, o peggio magari il nostro no, ma quello del vicino o del parente si, perché siamo noi a indurlo nelle nostre azioni.

O questa mentalità o non conti niente, sei isolato e se provi a muoverti devi passare per “fesso”, quello che se non coglie le opportunità dei compromessi sarà fuori dai giochi. Un sistema che si basa sul bisogno, sulla nostra continua necessità del bisogno. In tutto e per tutto.

Non è Pittella il problema principale, perché in un ambiente così non credo che altri di questo “mondo” avrebbero fatto meglio, o fanno meglio. E’ una intera classe dirigente che oggi dovrebbe avere la decenza di fare un passo indietro, di lasciare la libertà a questi lucani che nutrono rabbia e rancore, di aggrapparsi ad una speranza che sia nuova, fatta di nuovi valori che non facciano sentire inferiori solo perché non appartenenti ad un “mondo”.

Sentimenti che oggi si respirano per le strade dei nostri paesi, nei bar, sui social. Rabbia che sta sostituendo la rassegnazione.

Questo giorno che è triste per la nostra regione, è anche il giorno della consapevolezza, della riflessione interiore, sopratutto per chi fa politica o prova a farla. Bisogna reagire partendo da noi stessi, avendo il disgusto ad alimentare ancora questa democrazia falsata in una continua offesa verso le nostre intelligenze.

Reagire, anche nei confronti di chi, per esempio, ha portato 70 comunità lucane ad alzare la mano dei loro Sindaci nel congresso PD per riconfermare Pittella bis. Tutti agli ordini, tutti a non dire di no, a non mettersi contro. Tutti pronti a portare il nome delle proprie comunità al cospetto del sistema. Ognuno con il proprio bisogno, al quale si offre devozione.

No, non è colpa solo di Pittella per quelle 70 mani che si sono alzate. No, è colpa anche di chi elegge Sindaco delle nostre comunità che vengono messe a disposizione per il meccanismo.

Nei confronti di quelle generazioni che oggi stanno a guardare spaesati su che cosa fare, se accettare un compromesso o reagire rischiando anche del proprio, bisogna unirsi con delle nuove regole, nuovi principi, fare la rivoluzione nel nostro essere comunità.

Scegliere di non appartenere, di non chiedere, di non scavalcare, di rinunciare ad un pò del proprio a beneficio di tutti. Di mettersi in gioco contro chi pensa di controllarci. Abbiamo un obbligo, costruire una nuova Lucanità, se vogliamo sopravvivere. 

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