Il fuoco dentro: lettera aperta alla nostra generazione lucana

Bisognerebbe partire da Paolo Borsellino per provare a descrivere cosa voglia dire il senso di responsabilità al cospetto degli altri. Bisognerebbe studiarla a scuola la storia di questi eroi moderni, senza la romanzata delle fiction, senza filtri, all’essenza di cosa voglia dire il coraggio di andare avanti nella convinzione di una causa giusta. Con la consapevolezza di non fare qualcosa solo per sé, ma per cambiare ciò che ci circonda, per trasmettere una visione, una regola, una strada…quella giusta. Per questo si rischia anche la vita, si perde anche la vita.

Esiste in ognuno di noi quella responsabilità al cospetto degli altri e di chi verrà dopo di noi. Un dovere quello di lasciare il mondo un pò migliore di come lo abbiamo trovato, pezzo per pezzo, per quanto piccolo. Un obbligo, un “per forza” da imporsi nelle azioni che compiamo, nel lavoro che facciamo, nel nostro modo di essere componenti di una comunità.

Esiste, si che esiste, ma è più facile tenerla nascosta, far finta di non sentirla, soffocarla per mantenere fede alle proprie ambizioni personali o semplicemente per accontentarsi di quel poco che ci è stato concesso.

Esiste un Paolo Borsellino in ognuno di noi, anche e sopratutto in ogni lucano, sopratutto in quelle generazioni che oggi hanno in mano il pallino del futuro, inconsapevoli però del valore che ha e della forza che avrebbe se solo fossimo capaci di unire le nostre mani spogliandoci da schemi mentali e strategie che oggi non servono a niente.

Quanto siamo disposti a rischiare del nostro per far sentire la nostra voce, per liberarci dal sistema in cui siamo. Siamo disposti a non avere un prezzo? Quanto siamo capaci di liberarci dalla paura della vendetta, dagli schemi in cui ci hanno messo, dai signor si, dalle false gentilezze, dai doveri costretti?  Siamo capaci di tirare fuori la nostra rabbia per le cose che non vanno, per le false potenti amicizie, per gli strani connubi, per le parole a vuoto, per le promesse mai mantenute, per il nostro diritto fondamentale di essere tutti alla pari per giocarsi le proprie carte e le proprie capacità ? quanto saremo capaci di non sentirci costretti ad andar via da questa straordinaria quanto maledetta terra ?

Ci tengono isolati, ci vogliono dipendenti dal loro volere, dalla loro capacità di gestire un pezzettino di potere mentre hanno svenduto tutto, risorse e speranze, salute e ambiente, tutto anche le nostre vite. Succede sempre, da decenni in Basilicata, in tutti gli ambiti, in tutta la classe dirigente, in tutti gli schieramenti.

Oggi, nel mezzo del fermento in vista delle elezioni regionali sembra di vedere sempre la stessa dinamica, le stesse persone anche se con nomi nuovi che però in realtà sono gli scarti delle seconde file dei partiti tradizionali, sono i furbi. Strategie, portatori di voti e guerre interne che toccano tutti, anche chi oggi avrebbe la possibilità di fare la storia se solo avessero la capacità di capire che la frenesia, la presunzione, i facili entusiasmi e le accozzaglie non omogenee nei valori, non servono a niente se non ad una battaglia di basso profilo, che può essere anche vinta ma che non garantirebbe il cambiamento di valori e metodi necessari a questa terra. No, questa deriva va evitata, ci dobbiamo provare. Per forza.

In realtà ci stiamo provando, ci stiamo trovando, ci stiamo vedendo, ci stiamo capendo. Siamo tanti, ci siamo, viviamo le nostre comunità con quell’amore malinconico che si ha verso una storia che sta andando verso il tramonto. Vediamo le nostre strade sempre più vuote, abbiamo tanti amici lontani, abbiamo tanti rimpianti, ma cazzo abbiamo anche tanto orgoglio.

Ci siamo, con le nostre storie, tante, piccole storie fatte di buona volontà, di forza d’animo e sacrifici. Siamo le generazioni che hanno visto morire Falcone e Borsellino, che hanno visto i berlinesi abbattere il muro e che oggi sentono quella nuova concezione di libertà nata all’epoca come una promessa mancata. Siamo quelli cresciuti dalla televisione e dai nuovi media, dai social e da quella incertezza nella verità che ci ha resi apatici e distratti verso quello che ci circonda. Siamo quelli che si sentono soli quando provano a cambiare le cose, spesso fermati nell’entusiasmo e nella pratica. Siamo quelli che anche se non sembra, sono la parte più importante del popolo lucano. Siamo il presente che dovrebbe essere già passato ma che è costretto ad essere futuro.

Troviamoci, guardiamoci, ascoltiamoci e scopriremo che abbiamo tutti una storia simile e tutti la stessa insofferenza rispetto al sistema lucano che ha un unico colore.

Esistono dei tavoli politici e tante iniziative, piccole e sparse, con il serio rischio di perderci. Questo però è il momento di agire e di prendere il nostro futuro, magari anche con rabbia, ma sicuramente con il sentimento più profondo che abbiamo dentro e che poi è lo stesso e che quindi ci unisce.

In queste settimane ci stiamo conoscendo, scoprendo tante di queste nostre storie, tanto da dare una speranza ed un motivo per agire e soffiare sulla scintilla che può cambiare il corso degli eventi. Se saremo capaci, se sapremo ascoltarci e soprattutto farci ascoltare, se sapremo unirci e trasmettere questo fuoco che abbiamo dentro di mano in mano, di casa in casa, da lucano a lucano. Allora tutto potrà cambiare, ad iniziare da noi stessi.

Ci dobbiamo provare, x forza.

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