Incubo Lucano

Probabilmente è l’ansia di arrivare a queste benedette elezioni regionali (che invece non arrivano mai) che porta una strana e terribile sensazione. Un incubo che man mano che passano i giorni cresce, insieme ad una sorta di rabbia da rassegnazione.

Sembriamo tutti un pò spaesati di questi tempi lenti che la politica sta dettando in questa fase. Un pò come sempre, un pò come un incubo, appunto, che si ripete.

Eppure sono cambiate e stanno cambiando tante cose nel mondo politico. Un’occasione in più per cambiare veramente. Invece, in Basilicata sembra essere una sensazione smorzata. Come se non fossimo preparati, o meglio, come se non avessimo bene capito cosa debba cambiare.

Perché se siamo la terza regione in Europa per corruzione, se ci sono più professori che iscritti all’Università (che tra l’altro finanziamo con le royalties del petrolio), se l’87% dei laureati restano fuori regione, se siamo poco trasparenti sulla nostra situazione ambientale, se perdiamo un paese all’anno di popolazione, se siamo i più poveri, siamo quelli con meno speranza, se tutto questo è quello che abbiamo, è obbligatorio cambiare tutto e sopratutto dare le responsabilità di questo scempio ad un’intera classe dirigente.

Questo vale sia per chi ha governato e per chi avrebbe dovuto essere a capo dell’opposizione senza mai riuscirci. Perché incapaci oppure accomodanti. Non conterebbe, se per questa gente il tempo fosse finito. Invece, la sensazione è ben diversa e si sente sempre più per ogni giorno che passa.

Il tempo lento che la politica sta dettando in questo periodo è sospetto, il caos ancora di più.

E mentre i giorni passano, aspettando tutti cosa dagli uffici romani dei partiti venga concordato e dove in realtà nessuno ha interesse a governare questa Regione (compresi e sopratutto i 5 stelle), per difficoltà e per poca importanza elettorale, il nostro destino è ancorato al dubbio che il “meccanismo” funzioni ancora una volta.

Dopo vent’anni di resa, vent’anni di mancata democrazia, di compromessi, di accordi, di sistema. Vent’anni con la prima marcia, di arroganza politica e di una grande unica e generale presa per il culo, noi, gente libera di questa terra, abbiamo accettato anche di tutto, anche e sopratutto come obbedire alle decisioni prese da qualcun altro che ad uso e consumo proprio, ha usato la Basilicata con logiche a noi lontane o estranee.

Oggi sembriamo impreparati e poco uniti negli intenti. Dov’è la scintilla, dov’è la rabbia e la voglia se i protagonismi di queste settimane soffocano le buone intenzioni.

L’incubo è che il sistema funzioni ancora. Un sistema trasversale che corre al soccorso della parte in difficoltà, muovendo un’area di mezzo determinante per gli equilibri di potere. Un dubbio molto evidente sopratutto in questi ultimi anni. Basterebbe vedere le storie amministrative di Matera e Potenza, dove il centrosinistra seppur perdente alle elezioni, oggi si ritrova al governo. Un quadro che tutti sembrano accettare. Basta trovare uno spiraglio per se e la propria ambizione.

Il problema principale non sarà vincere, ma governare, ma la classe dirigente, le coalizioni allargate anche a chi nel sistema precedente era un ingranaggio funzionale. Questo è l’incubo lucano, la fine della nostra storia, la fine della nostra triste epoca.

Dopo tutto questo tempo, dopo tutto questo, oggi questa solita storia va impedita. A tutti i costi.

Il centrodestra ha la vittoria in tasca e per questo è preso d’assalto da chiunque, trovando spazi e logiche che dovrebbero invece essere abbandonate per immaginare un cambiamento vero.

Si vede poco, si capisce poco, su come questo percorso si stia compiendo.

A pochissimi mesi dall’appuntamento elettorale più importante della storia lucana, oggi le nubi sono ancora sul nostro cielo e se non capiamo che il coraggio di cambiare è sopratutto con noi stessi imponendoci una rivoluzione culturale, sopratutto per chi vuole fare politica, allora stiamo continuando a non capirci niente e anche questo momento potrebbe essere l’ennesimo per piangerci sopra.

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