La storia e le date storiche hanno un senso profondo se portano a riflessioni e aiutano a capire meglio il mondo in cui viviamo. Oggi si potrebbe provare a cercare un senso attuale a quel 9 novembre 1989, quello della Caduta del Muro di Berlino. Importante come la linea che delimita un tempo, il confine tra due epoche, una pagina che si gira per una storia che non sarà più la stessa.

Ma oltre al significato di quel momento, la caduta del comunismo, la guerra fredda e tutto quello che stava cambiando, uno degli aspetti che mi ha sempre incuriosito è immaginare la sensazione che si possa provare in momenti del genere, da Berlinesi, da ventenni o trentenni dell’epoca. Quale sensazione profonda da la libertà, quale passione accende, come si vive quel fremito dentro.

Cosa si è provato ad uscire di casa quella notte a Berlino quando all’improvviso il muro non era più muro, quando tutto prende un’altra forma. Che sapore ha la libertà, quella vera, quella che difficilmente capisci se non l’hai mai vissuta.

Era un mondo che cambiava ed erano tutti sicuri che cambiasse in meglio. Forse per l’ultima volta nella storia si ebbe fiducia nel domani, perché di eventi così epocali, la storia in futuro ci ha dato l’11 settembre, ci ha dato la paura diffusa.

Il crollo del muro era il segno materiale di come le divisioni alla fine possono essere confini fragili. Era una promessa, un sogno, una sensazione appunto, che si ritrova nelle immagini di quelle ore. Ecco, quella sensazione provata dentro i Berlinesi è la cosa più suggestiva di tutte, che immagino, che ho provato a sentire ogni volta che sono nelle strade di Berlino.

Seppur con diverse declinazioni, quel fuoco dentro e quella emozione che fa piangere, è un sentimento che si ritrova sempre quando la storia si compie e riesce ad essere talmente epocale da farla percepire nell’aria. La fine di una guerra, la liberazione di una prigionia, il successo di una lotta giusta, la conquista di un diritto, la difesa di un’identità.

Questo è forse è il sentimento che manca di più nei nostri giorni. La capacità di sentirsi uniti da qualcosa che solo insieme ha ragione di esistere, che è sopra gli individualismi e riesce ad unire attraverso l’emozione, persone, uomini, idee, valori per il quale è giusto difendere ed onorare.

Ecco perché ci sono muri e muri, materiali e visibili, mentali e nascosti. Abbattendoli si può ritrovare quella sensazione. Il sapore della libertà.

Vale per tutti, dovrebbe valere anche per noi lucani che dovremmo provare a sfondare quel muro che abbiamo davanti alle nostre teste e che molti di noi non riescono ad immaginare senza. Dovrebbe valere anche per noi, uscire dai meccanismi che innalzano questo muro, che chiudono le finestre, che creano il buio alle buone volontà.

“il futuro e’ nell’aria, lo posso sentire ovunque con il vento del cambiamento”, dice la canzone simbolo di quei giorni, “Wind of Change” degli Scorpions. “portami alla magia del momento in una notte gloriosa dove i bambini di domani sognano nel vento del cambiamento. Camminando per la strada ricordi lontani sono sepolti nel passato per sempre”.

Potremmo sognare anche noi lucani di vivere un emozione simile, meno materiale ma con lo stesso seme interiore, quello che arde ed emoziona, coinvolge e muove le onde e che si chiama libertà.

Potremmo, anzi dovremmo, ma in realtà in questo nostro 2018, forse, nessuno lo vuole veramente.

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