Fatti, parole ed il “bene della Città”

La distanza tra fatti e parole dette sono il segno del declino della politica in questi anni. Alibi per nascondere verità, intenzioni, accordi e strategie che spesso non coincidono con le parole dette ed il vero mandato di fiducia avuto con il voto.

Le parole dette e svuotate diventano di circostanza, false quando nascondono un secondo fine. Policoro ed il suo momento politico ne sono una prova concreta.

Bisognerebbe andare alla sostanza delle cose, renderle semplici. Essenziali. Chiare. Oneste. Sottoporsi realmente al giudizio dei cittadini. Mai come in questo momento, per onestà, per rispetto, per il “bene della Città”.

Un’Amministrazione nata male, difficile da gestire, con anime diverse, con storie diverse e che inevitabilmente ha avuto fibrillazioni ancor prima di insediarsi. Sono nati e sono estinti gruppi consiliari, sono usciti 3 assessori, deleghe monche, struttura fuori controllo, stretta nella guerra di potere di respiro regionale. Una situazione totalmente compromessa rispetto al risultato elettorale ottenuto per un soffio. Oggi sono senza numeri in Consiglio.

Non serve un giudizio politico per capire che non esiste una soluzione alla crisi che possa cambiare il corso ed il passo degli eventi. Non esiste una soluzione che garantirebbe solidità, unità e praticità. Esistono soluzioni fragili. E’ un’agonia lunga, lenta, che ha paralizzato la Città da mesi ormai. Un anno e mezzo di calvario politico ed amministrativo.

Se si andasse all’essenza, la cosa più giusta sarebbe non perdere più tempo, perché non ce lo possiamo permettere, e dare alla Città una nuova Amministrazione, una proposta seria, la più semplice possibile, se possibile. Questo sarebbe il vero “bene della Città”, quello che vuole e chiede. Lo sappiamo tutti. Però non tutti vogliono che vada così. O almeno non adesso.

Perché allora alcuni Consiglieri di minoranza non hanno voluto mettere la parola fine a questa situazione paralizzante e firmare le dimissioni insieme agli altri trovando invece un modo per prendere tempo? Due possono essere i motivi.

O non tutti sono pronti ad affrontare le elezioni in primavera. Non sono pronti ad affrontare il giudizio della propria gente, a pagarne eventualmente gli errori, a provare a resistere sulla scena. Allora allungare i tempi e provare a superare la data ultima per poter votare a primavera è come contribuire a questa paralisi e magari anche eventuali commissariamenti lunghi per la propria convenienza politica.

Oppure qualcuno sta affrontando un profondo esame di coscienza, quello di capire se si è veramente opposizione o è stata solo una posizione di convenienza. Cosa sono?. Chi sono?. Cosa sono disposto a fare per entrare o tornare in maggioranza?, cosa mi danno?. Contrattano consapevoli di non poter avere mai solidità o coesione in una maggioranza tanto variegata e piena di conflitti interni, la scelta è piena di responsabilità di cui si dovrà dar conto ai propri elettori prima o poi.

Una Città in ostaggio di queste dinamiche alle quali aggiungere quelle interne del PD ed il peso specifico delle Regionali di marzo. Qualunque soluzione potrà essere trovata, se verrà trovata, sarà una situazione precaria e non sarà sicuramente la migliore soluzione per la Città.

Un quadro critico difficile da risolvere se non con metodi e modi da prima repubblica, gli stessi che hanno rovinato la politica stessa e causato il suo distacco dalla gente.

Veramente giusto, attuale, rivoluzionario e onesto nei confronti dei cittadini, sarebbe quello di essere chiari con loro. Sarebbe quello di essere consequenziali a tutte le belle frasi fatte scritte e dette in questi anni ed in questi mesi.

Il “bene della Città” non sempre può coincidere con la convenienza personale, questa è la vera responsabilità che ci si prende quando si vuole fare politica, quella con la “P” maiuscola però.

In questi giorni di contrattazioni, balletti, ipotesi, pesi, la speranza è che ognuno spenda al meglio questa grande responsabilità nei confronti di Policoro, senza doverla continuare per forza a tenerla in ostaggio.

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